Psicologa psicoterapeuta a Firenze
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Viviamo in una società che induce a coltivare il sogno dell’immortalità, la perseveranza umana di dominare sempre di più la natura si scontra con il fallimento di tale utopia, la morte. La morte ha perduto il senso di essere considerata parte della vita, una tappa naturale, insita in ogni essere vivente che nasce.
Mentre nel passato la morte e il lutto erano esperienze sociali collettive, fortemente intrise di significati esistenziali, nella nostra società si muore in silenzio, nell’ indifferenza collettiva che tende a negare questa dimensione della vita, che non dà spazio al dolore e alle lacrime.
Occorre, invece, riattivare un riavvicinamento al lutto e al dolore del lutto, occorre viverlo e non evitarlo, occorre dare sostegno alle persone in lutto, lasciando da parte il pregiudizio che non si può aiutare una persona che ha subito una perdita, buona alibi per evitare di entrare in contatto con tutte quelle emozioni che sono legate alla morte e che prima o poi investono tutti. Avvicinarsi all’ esperienza di altri può aiutare a ridurre le paure legate alla consapevolezza della propria morte e a garantire una maggiore determinazione nel perseguire una vita piena.
Allo stesso modo dobbiamo prenderci carico dei nostri lutti; perché se non lo facciamo ce li porteremo dentro e nel corso della nostra vita scalfiranno il nostro equilibrio. Il lutto è un processo temporale necessario a superare la crisi quando si è spezzato un legame, è un darsi tempo per vivere quelle emozioni, sentimenti, stati d’animo legati alla perdita di una relazione per noi importante. Si avvicenderanno momenti di incredulità e negazione dell’accaduto, a momenti in cui sarà forte la disperazione, il senso di colpa, la rabbia, la tristezza, la nostalgia fino ad arrivare ad accettare la perdita, dandole un significato ed una collocazione.
In questo percorso avere qualcuno affianco è fondamentale, per condividere e per sfuggire il desiderio di isolarci. Non c’è necessità di “essere forti” davanti a questa o queste persone, potremo mostrarci per quello che siamo in questo momento di vulnerabilità e darci il tempo per accettare questa condizione.
Può capitare che l’elaborazione del lutto non segua il percorso corretto, diventando un lutto complicato, dove la persona staziona nel suo dolore e non trova una via d’uscita.
In queste situazioni, un professionista può aiutare la persona a riprendere l’elaborazione del lutto, trovando la sua giusta collocazione e di conseguenza l’individuo potrà riprendere la sua vita.

Monica Cerruti

Psicologa Psicoterapeuta

Gli adulti tendono a proteggere i più piccoli tenendoli all’ oscuro di cattive notizie, come lutti, separazioni, nuovi arrivi o altro, che possono accadere nella quotidianità di una famiglia.
Molti genitori, mi domandano se sia giusto…” in fondo i bimbi piccoli possono capire ben poco!”.
In realtà non è così. I bambini comprendono tutto ciò che accade intorno a loro, e se erroneamente pensiamo di proteggerli non rendendoli partecipi di ciò, soprattutto se doloroso, stiamo facendo tutto il contrario. Quello che si genera nel bambino sarà una gran confusione, ci potrà essere un profondo senso di colpa per ciò che sta accadendo: come se lui fosse la causa della preoccupazione, della tristezza, della tensione che avvertirà nella relazione con gli adulti che lo circondano.
Cerchiamo di essere trasparenti con i più piccoli, diciamo sempre la verità: la morte di una persona cara, l’arrivo di un fratellino, la separazione tra mamma e papà. I bambini comprenderanno e, seppur tristi, non vivranno colpe, ma anzi vi potranno aiutare ad affrontare la situazione a loro modo!

A tal proposito una collega di Pistoia, Giulia Bassetti, ha postato un video sulla storia di Giacomo, un bambino, la cui famiglia vive un momento difficile. Vi invito a guardarlo.

Monica Cerruti
psicologa psicoterapeuta

Bambini e segreti

"Dottoressa, ma dobbiamo dirglielo al bimbo?"Spesso i genitori vorrebbero nascondere ai figli le cattive notizie: una separazione, una malattia, un piccolo o grande "segreto di famiglia". Come non capirli… è la natura tendenza a proteggerli che li spingerebbe a farlo.Eppure chi si occupa di infanzia è ormai concorde nell'affermare che questa soluzione non sia realmente protettiva. E questo mi è capitato di riscontrarlo anche lavorando con adulti.Ripensando alla propria infanzia, molti ricordano la sofferenza che hanno provato davanti a ciò che non capivano, e su cui si sono interrogati per anni, senza ricevere delle spiegazioni. "Avrei voluto che me l'avessero detto, avrei voluto la possibilità di parlarne. Ma capivo che era meglio non chiedere."Per questo, grazie ai disegni originali di Lucia LuCe Centolani ho cercato di immaginare cosa succede ad un bimbo di nome Giacomo, quando la sua famiglia attraversa un momento difficile.https://www.psicologapistoia.com/single-post/2017/01/23/Bambini-e-cattive-notizie

Gepostet von La stanza della psicoterapia am Dienstag, 14. März 2017