Psicologa psicoterapeuta a Firenze
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L’autostima è fondamentale nella nostra vita, se abbiamo una buona stima di noi stessi saremo in grado di affrontare le difficoltà senza sentirci in colpa nel momento in cui le cose non vanno come vorremmo. L’autostima può crescere, può essere coltivata nel tempo, come?

E’ importante iniziare a pensare a noi individuando quelli aggettivi che ci descrivono nel positivo e nel negativo.
Possiamo quindi capire, attraverso questa presa di consapevolezza, quali sono i nostri punti di forza (aggettivi positivi). Spesso le persone non sono per niente consapevoli di questi, o li danno per scontati, è importante invece conoscerli e legittimarseli per sapere su cosa possiamo fare affidamento nelle sfide della vita.
Al contempo conoscere anche i nostri punti deboli (aggettivi negativi), ci può far capire cosa vorremmo cambiare di noi stessi. Il cambiamento non è un qualcosa che basta volere perché accada, è un processo interiore della nostra personalità che ha bisogno di tempo, ma che nel immediato può essere tangibile nel provare a cambiare nel concreto i nostri comportamenti; nel domandarci quali azioni potremmo fare per cambiare. Ad esempio se pensiamo di essere poco attenti alle relazioni, possiamo iniziare ad occuparci di più degli altri, dedicare loro tempo: una telefonata, una chiacchierata, una visita, un messaggio, piccole cose concrete. E così via per tutte le caratteristiche di noi che vorremmo cambiare. Questo potrà aiutarci a piacerci di più e ad aumentare la nostra autostima.

Impariamo a vedere negli altri i loro pregi, piuttosto che seguire l’attitudine, sempre più diffusa, della svalutazione, del sottolineare i difetti a discapito delle caratteristiche positive. Questo ci può insegnare a fare lo stesso con noi stessi: diventerà, così, facile vedere in noi non solo i difetti, ma anche gli aspetti della nostra personalità che ci piacciono, anche questo aiuterà la nostra stima.

Diventiamo “bravi” in qualcosa nella nostra vita; scegliamo qualcosa affine ai nostri bisogni, a ciò che ci piace: fare una collezione, un passatempo, uno sport, qualsiasi attività; appassioniamoci, anche questo aiuterà la nostra crescita in stima.

Dedichiamo tempo agli altri, in modo gratuito, senza nulla in cambio, senza farlo sapere, può farci sentire utili, può dare un senso alla nostra vita, aumentando i nostri livelli di benessere, soddisfazione, felicità, stima in noi stessi.

Cerchiamo di costruire relazioni basate sulla stima e il rispetto. Spesso pur di stare nelle relazioni, decidiamo di scendere a compromessi, rendendoci poi conto di non sentirci a nostro agio, di non sentirci amati e stimati, questo ci danneggia e ci toglie energia

. Abbiamo bisogno di persone che ci stimano, di cui dobbiamo meritarci la stima, costruendo una relazione vera e solida in cui amiamo e ci sentiamo amati, giorno dopo giorno. Queste relazioni saranno un terreno fertile per coltivare la nostra autostima.

Impariamo a gestire i nostri bisogni nelle relazioni. Spesso chi ha una bassa autostima, pensa di non meritarsi nulla, quello che gli capita è giusto così, non può pretendere niente, anzi se lo fa si sente in colpa, si vergogna.  Capire i propri bisogni e portarli nelle relazioni, è importante per noi, ma anche per l’altro, che potrà conoscerci meglio sia in positivo che in negativo, ma in modo più autentico. Questo consoliderà la nostra stima.

Smettiamola di giudicarci, di pensare che non andiamo bene, che non siamo adeguati, che non facciamo abbastanza, che non faremo mai abbastanza. E’ una modalità inutile che toglie energia e ci distrugge, cerchiamo di pensare a noi in modo positivo e costruttivo, cercando di mettere in pratica i suggerimenti sopra.

L’autostima crescerà, perché crescerà l’immagine che abbiamo di noi. E’ un lavoro faticoso, ma importante per procedere con forza e determinazione nella vita.

Monica Cerruti

Psicologo  Psicoterapeuta Firenze

“L’ozio è padre dei vizi” è questo ciò che pensavano i nostri nonni, ma in realtà sembra che questo pensiero implicitamente, e non, sia giunto fino ad oggi. Una denotazione negativa di questo momento che nasce in primis da una concezione morale radicata nella nostra società, che vede l’ozio accomunato al fare niente, al riposo obbligato o alla pigrizia.
Questa convinzione che l’ozio appartenga al fannullone, alla persona inconcludente e l’agire alla persona vincente è specchio della nostra realtà, quella realtà che vivono le famiglie quotidianamente e che trasmettono ai loro figli.
Maggiori sono le attività con appuntamento settimanale a cui iscrivono i figli, non correndo il rischio di abbandonarli a momenti di noia, ma rendendoli super attivi, maggiori saranno le loro possibilità di primeggiare, di sviluppare abilità, di arricchirsi di nuove nozioni, di essere sempre più preparati, di essere vincenti.
Arrivare primo è diventato un obiettivo indiscusso, i figli avvertono il dovere di gratificare i genitori, al contrario si sentirebbero in colpa. Spesso le attività vengono scelte dai genitori e non sono altro che il riflesso delle loro ambizioni a discapito dell’individualità del proprio figlio. Tutto questo può creare in lui ansia da prestazione, ansia di dover soddisfare le aspettative dei genitori, di doversi riconoscere in un modello di bambino che in tempi rapidi ottenga prestazioni ottimali; in questo modo la parte emotiva si incrina: diventa ricca di fragilità ed insicurezze. Un tempo così impegnato non permette la riflessione, la sedimentazione, uno sviluppo equilibrato di cervello e psiche. Un’organizzazione rigida e strutturata non dà modo al bambino di sviluppare la sua creatività.
Il sociologo Domenico De Masi ha elaborato un nuovo concetto di ozio, poi ripreso dallo psicologo Massimo La Stella: l’ozio creativo, che non deve far pensare ad una situazione passiva, ma riprendendo il termine latino otium, inteso non come “far niente”, bensì come un tempo libero a disposizione nel quale è possibile aprirsi alla dimensione più creativa e allo sviluppo di modi di essere che vanno aldilà del semplice immagazzinare conoscenze.
Da questa nuova concezione è bene partire per comprendere che significato abbia per i nostri figli avere del tempo a disposizione per fare ciò che desiderano in piena libertà. Colta l’importanza sarà più semplice per ogni genitore modificare il suo modo di porsi davanti ai momenti di ozio, noia, vuoto, riscoprendoli come momenti indispensabili per il proprio bambino, ma anche per loro stessi.

Monica Cerruti

Psicologa Psicoterapeuta