L’alleanza terapeutica nell’Approccio Centrato sulla Persona

Carl Rogers. Il fondatore della terapia centrata sulla persona.

Carl Rogers fu il primo a democratizzare la relazione terapeutica ed ad indicare che la qualità di tale relazione determini i risultati di ogni psicoterapia.
Egli sviluppa la sua Terapia Centrata sul Cliente (1951) ponendo attenzione al rapporto interpersonale tra terapeuta e cliente, fornendo così un contributo importante al significato di quella che in seguito verrà definita alleanza terapeutica.
Secondo i principi della sua terapia, il rapporto interpersonale che si instaura durante la terapia costituisce la cornice all’interno della quale si sviluppano le condizioni favorevoli alla crescita personale del cliente; è la qualità di tale rapporto che determina la riuscita del trattamento piuttosto che le tecniche utilizzate dal terapeuta; così scrive: «Ogni volta che mi sono chiesto come mai terapeuti profondamente diversi per personalità, orientamenti e metodi di lavoro, potessero riuscire tutti allo stesso modo, [….] sono giunto alla conclusione che ciò dipendeva dal fatto che tutti pongono nella relazione d’aiuto certi atteggiamenti particolari» (Rogers, 1951, trad. it, pag. 89).
La terapia di Rogers ha il suo fondamento epistemologico nella fiducia nella natura umana, la forza base di questa ultima è detta tendenza attualizzante, cioè una forza essenziale alla base di ogni crescita e sviluppo della persona, è questa che deve essere facilitata nel processo terapeutico al fine di produrre la crescita del cliente; facilitata dalla partecipazione con un ruolo attivo e paritario di entrambi gli attori: terapeuta e cliente.
Il terapeuta è mosso dal desiderio di conoscere e capire l’altro, e prova a fare tutto questo in maniera genuina, reale; il cliente dovrebbe cogliere tutto questo, percepire l’accoglienza, almeno in parte. Quindi la relazione terapeutica è, per Rogers (Ibid.) una relazione “reale” che si costruisce tra due persone “reali”, il cliente non entra in contatto con un’ immagine fantastica del terapeuta, ma con una persona reale, che con i suoi atteggiamenti, getta le basi per quella relazione con il cliente che Rogers considera l’elemento vincente della terapia.

Le componenti dell’alleanza terapeutica nell’approccio rogersiano

Secondo la Terapia Centrata sul Cliente (Rogers, Ibid.), il disagio psicologico si manifesta quando l’organismo impedisce l’accesso alla coscienza di importanti esperienze sensoriali e viscerali che non vengono pertanto simbolizzate e organizzate nella Gestalt in cui si struttura il Sé. Vale a dire che le esperienze significative (bisogni, sentimenti, emozioni) riguardano il livello organismico, esse sono soggette a valutazione e possono o meno essere simbolizzate, cioè passate a livello percepito e rese consapevoli, a seconda di quanto è presente nel Sé ideale. Nel disagio psicologico il cliente, si trova in un processo di incongruenza, parte dell’esperienza organismica non è simbolizzata poiché incongruente con la struttura del sé; il locus of evaluation della persona è esterno poiché sono i valori introiettati dalle figure di riferimento, in cambio della promessa di affetto, che fungono da strumento di valutazione. Il sé è caratterizzato da rigidità, difesa, alto senso di minaccia, chiusura all’esperienza e prontezza alla distorsione e alla rimozione dei dati esperienziali.
Obiettivo della relazione terapeutica è in primo luogo creare un ambiente “sicuro”, dove il cliente possa abbassare il suo senso di minaccia, aprendosi all’esperienza e alla flessibilità. Conseguentemente la sua tendenza attualizzante sarà la spinta interna che gli farà comprendere che le sue capacità di valutazione organismica autonome sono degne di fiducia e quindi gli permetteranno di accettare esperienze significative incorporandole nella struttura del suo sé. Il cliente potrà selezionare e valutare le proprie esperienze significative in funzione del proprio concetto di sé, privo di condizionamenti esterni, il locus of evaluation diventerà interno, esso sarà ciò che deriva dal dialogo interno tra esperienze personali e struttura del sé. Il risultato finale sarà l’aumento nel cliente dell’area di contatto tra l’esperienza organismica e la struttura del sé, cioè una maggiore congruenza della persona, la cui personalità raggiungerà un processo di piena funzionalità; processo che in quanto tale non sarà rigido e definitivo, ma soggetto a mutevolezza imprevedibile; unica certezza sarà l’impegno della persona in un continuo processo di attualizzazione.
Per raggiungere tali obiettivi, secondo Rogers sono fondamentali nella relazione tra terapeuta e cliente tre condizioni necessarie e sufficienti a carico del terapeuta(Rogers, 1957). Alcuni autori, come Zucconi (2008) e Eliott (2006), ri-sottolineando questo fondamento, definiscono l’alleanza terapeutica proprio un modo di ri-confezionare le condizioni necessarie e sufficienti di Rogers.
Quindi, il terapeuta deve portare nella relazione la propria congruenza: l’ essere in uno stato di accordo interno, cioè che i “sentimenti” provati nei confronti del cliente siano pienamente disponibili alla sua coscienza e, se necessario o opportuno, deve essere disposto a comunicare questi al cliente. Il terapeuta deve trovarsi in uno stato di buon funzionamento della personalità, se non in ogni momento della sua vita, almeno entro i limiti delle sedute. Congruenza e autenticità sono considerati gli aspetti più importanti dell’atteggiamento del terapeuta; Rogers (Op. cit.) sostiene che se nella relazione il terapeuta non è una persona reale, non è possibile alcun incontro.

E’ necessaria la compresenza dell’accettazione positiva incondizionata, espressione con la quale si intende che il terapeuta accetta ogni aspetto dell’esperienza del cliente, assumendo un atteggiamento opposto a qualsiasi valutazione, egli apprezza il cliente nella sua totalità. Infine l’empatia, il percepire il mondo soggettivo come se si fosse quella persona, senza tuttavia perdere di vista che si tratta di una situazione analoga “come se”, non si tratta di identificazione: «…percepire l’ira, la paura, il turbamento del cliente come se fossero nostri, ma senza aggiungervi la nostra ira, la nostra paura, il nostro turbamento.» (Rogers, 1961,trad. it. pag.57).
Da parte del cliente è necessario che percepisca, anche in misura minima, l’accettazione e l’empatia, così da essere partecipe alla relazione e al processo terapeutico e quindi al raggiungimento di un suo miglior funzionamento.
Queste condizioni sono concretamente espresse attraverso alcuni atteggiamenti che il terapeuta manifesta nella relazione terapeutica in modo continuo.
Sono presenti atteggiamenti di sicurezza e calore: un’atmosfera impregnata di sicurezza e calore può portare il cliente a sentirsi al riparo dall’esperienza di minaccia. Quando si parla di sicurezza si fa riferimento sia ad una sicurezza esterna, cioè quella legata al segreto professionale, che offre al cliente una sicurezza di ordine sociale e legale; sia ad una sicurezza interna, come stato psicologico propizio alla distensione emotiva. Se è piuttosto ovvio come instaurare quella esterna, per quella interna, si tratta di una comunicazione, non di informazioni, cioè il terapeuta esprime tutto ciò col suo modo di agire e non con frasi o parole. Egli mira a comunicare alla persona che essa ha delle risorse, che è capace di riconoscere l’origine delle sue difficoltà e che è anche capace di risolvere le stesse con mezzi propri ( Rogers e Kinget, 1965-1966) .
Con calore non si definisce un rapporto di amicizia o di benevolenza, ma di una qualità fatta di bontà, di responsabilità e di interesse disinteressato; anche questa è una qualità implicita del comportamento del terapeuta ( Rogers e Kinget, 1965- 1966).
Il terapeuta porta tolleranza e rispetto. La prima riferita incondizionatamente a tutto quello che il cliente ritiene di dover riferire, si tratti di confidenze pesanti o di cose apparentemente triviali, o di manovre difensive. Anche il rispetto deve essere incondizionato, esso è gratuito, il cliente non deve fare nulla per guadagnarselo. Ma con questo termine, oltre che il rispetto convenzionale che si deve ad ogni essere in quanto tale, si indica anche un rispetto terapeutico cioè il rendersi conto che ogni cliente è portatore di un ‘esperienza unica e di conseguenza che lui è più competente di chiunque altro per determinare una linea di condotta compatibile con i suoi bisogni, desideri, valori, capacità (Rogers e Kinget, 1965- 1966).
Il cliente, da parte sua, ha diritto alla piena attività libera, sia di raccontare ciò che vuole, sia di dirigere l’esplorazione dell’Io e di proporre l’interpretazione del materiale così scoperto, o piuttosto le interpretazioni di questo materiale (Rogers e Kinget, 1965-1966).

Il confronto con altri approcci

Come si è visto anche nel capitolo dedicato alle origini del concetto odierno di alleanza terapeutica, questa, nell’approccio psicoanalitico freudiano, è legata indissolubilmente al fenomeno del transfert: l’alleanza tra terapeuta e paziente è una relazione di tipo transferale, il paziente tende a rivolgere sul terapeuta gli impulsi e le fantasie del suo passato infantile e anche le difese e le resistenze messe in atto per arginarli e trasformarli. L’importanza dell’alleanza nel processo terapeutico consiste proprio nella costruzione del transfert; quindi, l’obiettivo del trattamento è arrivare a far sviluppare nel paziente la capacità di padroneggiare i conflitti facendoglieli sperimentare in condizioni più favorevoli di quelle che hanno consentito loro di instaurarsi, in altre parole favorire l’analisi del conflitto con lo sviluppo e l’elaborazione del transfert. L’ instaurarsi dell’alleanza terapeutica è parte integrante degli obiettivi della psicoterapia oltre a favorirla.
I compiti per raggiungere questi obiettivi sono principalmente l’ interpretazione e l’elaborazione del terapeuta dei significati simbolici presenti nel materiale offerto dal paziente, che permettono di superare le resistenze inconsce e provocare in questo degli insight. L’approccio menziona anche l’importanza degli interventi di rassicurazione, di gestione dell’ansia, di sostegno e di ascolto empatico.
Con l’evoluzione dell’approccio, l’alleanza terapeutica tende a staccarsi dal concetto di transfert e il rapporto con il terapeuta comincia ad essere considerato come la prima relazione oggettuale affidabile nella vita del paziente, per cui si inizia a dare un peso rilevante alla persona “reale” del terapeuta e agli aspetti “reali” della relazione nel qui e ora. L’alleanza non è vista come qualcosa che veicola e replica relazioni passate, ma considerata come qualcosa che contiene del nuovo.
Nel confronto con l’approccio rogersiano è palese che gli obiettivi della relazione siano differenti, ma sembra più interessante vedere oltre.
Nel pensiero di Rogers, come si è già detto, per raggiungere tali obiettivi sono considerati degli atteggiamenti, dei “modi di essere” che, in quanto tali, prescindono da particolari tecniche; per contro l’approccio psicoanalitico parla di interpretazioni, ponendole ai primi posti per importanza; parla di interventi direttivi, esplicitati, comunicati verbalmente al paziente; l’aspetto empatico è menzionato agli ultimi posti. Altro punto di confronto è la visione di questa alleanza: l’approccio centrato sulla persona si distacca totalmente dal pensiero psicoanalitico più arcaico, mentre si avvicina alla visione più evoluta: l’alleanza è una relazione “reale”, dove il terapeuta è “reale”, il cliente non entra in contatto con una sua proiezione, ma con una persona reale che porta nella relazione i suoi atteggiamenti, la sua autenticità; quindi l’importanza del “qui e ora” di questo rapporto, qualcosa di totalmente nuovo, diverso e unico, rispetto al vissuto passato del cliente. Il suo essere terapeutico risiede in questo, non nell’evocare, ma nel creare.
Ultimo punto da focalizzare è il ruolo del paziente/cliente in questa alleanza: l’approccio psicoanalitico non prevede, soprattutto nella prima parte del trattamento, un suo apporto; il terapeuta svela con le sue interpretazioni ogni resistenza del paziente, al contrario di Rogers, dove è proprio il cliente ad interpretare le sue parole, in quanto maggior conoscitore di se stesso.
Il secondo confronto coinvolge l’approccio cognitivo- comportamentale e costruttivista. Secondo questi approcci, l’alleanza è importante in quanto il comportamento del terapeuta è fonte di rinforzi e modella il cliente; l’interazione tra terapeuta e paziente è vista inizialmente come uno scambio: da un lato c’è l’influenza sociale del terapeuta e dall’altra le aspettative e il bisogno del paziente. Il terapeuta ha lo status di “esperto” e il paziente pensa che il terapeuta abbia conoscenza ed esperienza; il terapeuta mostra calore ed empatia e il paziente lo considera attraente ed empatico, un modello. Quindi, l’obiettivo della terapia, che deve essere condiviso da entrambi, è modificare i comportamenti e le emozioni disadattivi , nonché la mediazione cognitiva e lo stile cognitivo in generale. Tutto questo è ottenuto disponendo di moltissimi strumenti tecnici nelle mani del terapeuta: il chaining, il prompting, lo shaping, ecc. ecc.
Per l’approccio costruttivista nella relazione i membri assumono entrambi un ruolo attivo, con ruoli ben distinti, ma complementari: il paziente è l’esperto rispetto all’oggetto (il suo sistema di conoscenza, le sue sensazioni, i suoi pensieri, i suoi desideri, le sue emozioni), in quanto è l’unico ad avere un contatto diretto con sé; il terapeuta è l’esperto rispetto al metodo e il suo compito è di suggerire gli strumenti, le procedure e i tempi per portare avanti il processo. L’obiettivo di tale lavoro è la ricostruzione delle caratteristiche degli schemi prevalenti del sistema del paziente, della loro influenza sul suo comportamento e dei processi di costruzione dei significati.
Le differenze col pensiero di Rogers riguardano sicuramente la visione del terapeuta come portatore di strumenti e tecniche; nel confronto con l’approccio cognitivo-comportamentale, il guidare totalmente il paziente suscitando in lui ammirazione. Più simile sembra il ruolo del paziente/cliente nell’approccio costruttivista: questo ultimo è l’esperto di se stesso, punto in comune, ma, mentre per Rogers quello del terapeuta è un facilitare, per il costruttivista è un dare strumenti per capire e costruire significati.

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