HomeAmbiti di interventoDisturbi d'ansia e attacchi di panico

Quando l'ansia blocca la quotidianità manifestandosi con attacchi di panico, un percorso psicologico può aiutare la persona a riprendere la sua vita.































Ansia, attacchi di panico. Psicologia

L’ansia accompagna l’esistenza di ogni persona, ha, nella sua valenza positiva e circoscritta, un compito adattivo che ci permette di dare il meglio di noi in una performance, ma a volte, questa, diventa una sensazione spiacevole, accompagnata da angoscia, paura, brutti pensieri; diventa cronica e, oltre a rendere difficile la quotidianità, crea insonnia, incubi, inappetenza e disturbi fisici.
Spesso può manifestarsi o essere accompagnata da attacchi di panico, pochi minuti improvvisi in cui il corpo e la mente sono sconvolti dall’incontro con le paure umane più profonde: la malattia, la morte, la follia. E spesso, poi, la “paura della paura”di averne un altro congela la vita quotidiana, rendendo impossibili le attività più semplici.
Tale problematica si riconosce da alcuni sintomi che coinvolgono il corpo, tra i quali più frequentemente vengono riportati: difficoltà respiratoria, tecnicamente definita dispnea, con sensazione soggettiva di “fame d’aria” e di soffocamento; tachicardia o palpitazioni, spesso associati a dolori al torace; aumento della sudorazione oppure brividi, legati a repentini cambiamenti della temperatura corporea e della pressione; rossore al viso e talvolta all’area del petto; capogiri, sensazione di stordimento, debolezza con impressione di perdere i sensi; parestesie, più comunemente rappresentate da formicolii o intorpidimenti nelle aree delle mani, dei piedi e del viso; nausea, sensazioni di chiusura alla bocca dello stomaco o di brontolii intestinali; tremori fini o a scatti.
Un percorso psicologico aiuta la persona a non evitare tali problematiche, ma far sì che non diventino croniche. Un clima facilitante nel setting terapeutico aiuta a prendere consapevolezza dei bisogni sottostanti all’ansia, ad abbandonare un’ idea di “controllo” disfunzionale, un’ immagine di sè rigida e condizionata e a ricongiungersi con un sè autentico.